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Ristorante Bellaria a Rivergaro, uno dei locali storici della Val Trebbia.

Il Ristorante Bellaria fu inaugurato nel 1903 dalla famiglia Tagliaferri come osteria fornita di alloggio e luogo di posta per cavalli, dal 1980 è stato rilevato dalla famiglia Merlini che da oltre quarant'anni lo gestisce. Da sempre, la sua vocazione è quella di seguire la tradizione della cucina popolare piacentina, in un luogo reso ancora più gradevole dalla brezza che giunge dal vicino Fiume Trebbia.

Di ambientazione e atmosfere rustiche, il ristorante si distingue per la grande sala a vetrate che offre una splendida vista sulle Colline Piacentine, con lo sguardo che spazia dalla chiesetta di Pigazzano fino al Castello di Statto. Quest'ultimo fu costruito utilizzando sassi e ciottoli del fiume Trebbia, e ospita splendidi saloni affrescati e monumentali camini. D'estate poi si mangia all'aperto, in un delizioso giardino.

La sua posizione lo rende anche una meta ideale per chi visita i dintorni di questo versante della provincia di Piacenza. Nelle vicinanze, infatti, c'è Rivergaro, centro sulle rive del Trebbia particolarmente gradito da parte dei turisti. Inoltre, a circa 7 chilometri di distanza sorge il trecentesco e splendido Castello di Rivalta, che vanta un eccellente stato di conservazione, e che è considerato uno dei castelli più belli di tutta l'Emilia Romagna.

Il menu del Bellaria comprende tutte le più rinomate specialità gastronomiche del territorio, improntate alla tradizione rurale e della cucina “povera”, e legate soprattutto all'impiego di cereali e legumi.

Il piatto per eccellenza è rappresentato dai Pisarei e fasö, gli gnocchetti conditi con sugo di fagioli, pomodoro e cotiche. I Turtéi sono tortelli a forma di caramella ripieni di ricotta e spinaci, serviti con burro fuso e formaggio, mentre gli Anolini, a forma di mezza luna, vengono farciti con stracotto di carne e serviti in brodo o, in alternativa, con sugo di carne o di funghi. Non mancano poi, in stagione, i piatti preparati con funghi porcini freschi, provenienti dalle colline circostanti, e tartufo. I funghi porcini, in particolare, vengono proposti anche dorati e fritti, alla griglia e trifolati, oltre che crudi in insalata con scaglie di Grana e rucola.

Tutta la pasta del Bellaria è rigorosamente fatta in casa ogni giorno. Tra i secondi piatti la Piccola di cavallo, l'Anatra al forno, preparata con spezie aromatiche, e l'Arrosto di vitello, e le squisite carni alla brace. Tra le alternative ci sono anche il guanciale di manzo con polenta e lo spezzatino di cinghiale. E, per dolce, non può mancare la Sbrisolona servita con zabaione caldo, e la crostata alla marmellata di susine.

La cucina tradizionale comprende naturalmente anche i migliori salumi D.O.P. locali, come il salame, la coppa e la pancetta - che vengono stagionati accuratamente all'interno dell'antica cantina in sasso con pavimento in terra battuta - accompagnati dalla Chisulén, la torta fritta, e dalla giardiniera di verdure fatta in casa. Gli affettati hanno un ruolo importante anche tra gli antipasti. Culatello di Zibello, Prosciutto crudo, Culatta Devodier e Saviotto, infatti, vengono serviti per aprire il pranzo insieme a insalata di pere e Roquefort, terrina di porcini, melanzane alla parmigiana.

La cantina del Bellaria raccoglie le eccellenze enologiche dei Colli Piacentini, provenienti in particolare da Valtidone, Valtrebbia, Valnure e Valdarda. Tra i vini D.O.C. più rinomati e apprezzati, caratterizzati da una spiccata “vivacità”, si impongono il Gutturnio, la Bonarda, il Val Nure, l'Ortrugo, il Trebbianino Val Trebbia e anche il Vin Santo di Vigoleno.



La ricetta “Pisarei e fasö”


Questo piatto rappresenta il biglietto da visita della cucina tipica dei Colli Piacentini, e affonda le sue radici in epoca medievale, quando – secondo la tradizione – fu creato impiegando gli ingredienti che i monaci e i contadini della regione avevano maggiormente a disposizione. E pare anche che questo fosse il cibo offerto ai pellegrini che transitavano lungo la Via Francigena. Quanto al nome,”pisarei” deriverebbe dal termine spagnolo “pisar”, “schiacciare”, che rievoca il gesto utilizzato per creare questi particolari gnocchetti.

Ingredienti