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Pietra Parcellara e Pietra Perduca

Aggiornamento: 26 giu 2019

Questa è una passeggiata in un ambiente pervaso di mistero, forse di magia. La conformazione del luogo è strana, inquietante, attorno a una cuspide di scabra roccia che emerge dal morbido paesaggio argilloso delle colline di Piacenza, all’inizio dell’Appennino. Si chiama Pietra Parcellara la nostra meta ed è un grosso panettone di ofiolite (una roccia serpentinosa che viene dalle viscere della Terra) che per cause legate alla diversa intensità dell’erosione dei suoli è rimasta sola a troneggiare sul paesaggio. L’ambiente circostante ospita ben sette habitat naturali esclusivi, dovuti proprio alla natura del suolo e alle condizioni microclimatiche. Un luogo così ha coinvolto ben presto la fantasia popolare e la superstizione. Accanto alla Pietra Parcellara c’è un’altra ‘pietra’. Si chiama Perduca e si riconosce per la sua chiesuola eremita e per i misteriosi ‘letti dei Santi’, scavati nella roccia.



Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti. 

Distanza: 8,2 km. 

Dislivello: 400 metri circa. 

Altezza massima: 730 metri alla chiesuola della Parcellara. 

Segnavia: discontinuo; nel tratto terminale segnavia Cai 167.

Molto fango in caso di piogge recenti. 

Periodo più indicato: tutto l’anno, salvo il pieno dell’estate, nelle ore calde. 


Punto di partenza e di arrivo: Pietra (44°50’56.5”N – 09°28’23.7”E), frazione di Travo (PC).

Si raggiunge in auto da Milano seguendo l’autostrada A1 fino al casello di Piacenza Sud, quindi un tratto della statale 45 ‘della Val Trebbia’ fino alla diramazione per Travo. Da Travo si segue la strada secondaria per Ca’ del Monte, Termine Grosso. Le case di Pietra si trovano circa 2 km dopo Termine Grosso. Mobilità dolce: in bus si può arrivare da Piacenza a Perino (autolinea ACAP per Bobbio); da Perino si raggiunge la Pietra Parcellara e il nostro itinerario con il segnavia 167.




Si prendono le mosse dall’agriturismo La Greppia(44°50’56.5”N – 09°28’23.7”E, alt. 660) 1 seguendo la rotabile, verso monte. Dopo pochi passi, alla biforcazione, si segue lo stradello sterrato di sinistra che costeggia la base settentrionale della Pietra, della quale si iniziano ad osservare le bizzarre morfologie. Si trascura anche il percorso diretto verso la vetta. Più avanti il tracciato intercetta una dorsale e inizia una lunga discesa verso la Pietra Perduca, ben distinguibile anch’essa per le forme scabre e per l’oratorio che solitario campeggia accanto alla tondeggiante vetta. Intanto il panorama si estende a tutta la china collinare di Travo e delle sue frazioni, all’impluvio del torrente Dorba, tributario del Trebbia.

Raggiunto un bivio (44°50’57.95”N – 09°29’11.54”E, alt. 549) 2 ,al quale torneremo, si segue a sinistra la breve diversione per l’oratorio della Perduca (44°51’04.53”N – 09°29’19.79”E, alt. 547) 3, preceduto da un’area di sosta con tavoli in legno. La piccola costruzione sembra quasi che cerchi di esorcizzare i misteri pagani delle due vicine ‘pietre’. Di suo non ha nulla di notevole, ma è il contesto a creare suggestione: le poche e resistenti pianticelle che mettono radici fra le pietre, il senso di desolazione ma anche di dominio rispetto al lontano orizzonte, il silenzio e la rispettosa lontananza degli abitati, il volo lento e maestoso di qualche grosso rapace.